L’uragano Ian

Bonita Springs – “L’autografo di Ian”

Decidere di restare a casa propria, quando sai che sta per passare un uragano dalle tue parti, può essere considerata una scelta ponderata solo in casi particolari.
In linea di massima, se sussiste anche una sola delle seguenti condizioni, non pensateci due volte: EVACUATE.

  1. C’è uno sceriffo davanti al vostro portone, che vi sta intimando di lasciare la vostra abitazione prima possibile.
  2. Vi trovate esattamente in corrispondenza della rotta dell’uragano.
  3. La vostra casa è situata in prossimità della costa, vicino alle spiagge, o sul lungomare.
    Oppure, l’abitazione si trova distante dalla costa, ma è in una zona considerata a rischio “flooding” (allagamento), magari perché nei pressi di laghi, fiumi, canali o anche solo in un’area depressa: non c’è edificio, ancorché costruito con sistemi anti-uragano, che possa fermare l’acqua.
  4. La casa NON è costruita con criteri anti-uragano. Una casa è anti-uragano quando le mura sono fatte in cemento e/o mattoni, mentre il tetto è in metallo (“metal roof”), o, se in legno, è fissato con viterie speciali. Consultate i documenti della vostra abitazione, se non siete sicuri. Inoltre, essa deve essere dotata di shutters da montare a protezione delle finestre, generalmente costituiti da pannelli metallici, o di vetri anti-uragano.
  5. Uno dei membri della famiglia, compresi eventuali animali, soffre di attacchi di ansia, panico, claustrofobia, paura del buio.
  6. In casa, manca l’occorrente indispensabile per sopportare i numerosi disagi che si dovranno affrontare durante e dopo il passaggio dell’uragano.

Ovvero:

  • un generatore, per sopperire alla mancanza di luce, che sicuramente salterà e non si sa quando potrà essere ripristinata. Si rimarrà al buio anche di giorno, a causa degli shutters, che oscurano tutte le finestre e gli ingressi.
  • Candele, accendini e torce a pile, meglio se frontali, perché durante l’uragano non potrete usare comunque il generatore.
  • Qualche tanica piena di benzina, per poter alimentare il generatore. Serviranno diversi galloni di carburante.
  • Ciabatte elettriche e prolunghe, da collegare al generatore e ai vari punti luce della casa. Più esse saranno lunghe, meglio sarà.
  • Cellulari e computer carichi al cento per cento, prima dell’arrivo dell’uragano, perché non saprete quando avrete di nuovo la possibilità di ricaricarli e durante e dopo l’uragano il cellulare potrebbe rimanere l’unico modo per comunicare con il mondo esterno, quindi razionatene l’uso solo per ragioni essenziali. Anche il WI-FI, mancando la luce, non sarà disponibile.
  • Fornellino da campeggio. O, se avete già un barbecue a gas, bombole di scorta, mentre, se va a legna, sacchi di carbonella o legna, da stoccare in un posto asciutto. I fornelli delle cucine americane sono elettrici e non potranno essere utilizzati nemmeno con il generatore, perché richiedono troppa potenza. Il generatore, uno mediamente buono, è in grado di alimentare il frigo con il freezer, il microonde, la TV, le lampade a terra o le abat-jours, i ventilatori e le ricariche dei vari device, tipo i telefonini. Non c’è modo di alimentare il boiler, o l’aria condizionata centralizzata.
  • Scorte di cibo in scatola.
  • Scorta di acqua potabile. In alcune zone potrebbe essere emanata l’ordinanza di divieto di utilizzo dell’acqua dei rubinetti, per bere, mangiare o anche solo lavarsi i denti, a causa delle tubature della rete fognaria e idrica danneggiate e inquinate.
  • Scorte di cibo per i vostri animali domestici e accessori annessi, tipo sabbia per lettiere, ecc.

La fredda cronaca

Fino a quarantotto ore dal suo arrivo in Florida, la maggior parte dei media specializzati in previsioni meteo riferiva l’uragano Ian diretto verso la baia di Tampa, che dista oltre due ore di macchina da noi.
Stiamo parlando di circa 150 miglia di distanza, ossia 240 chilometri, l’equivalente del tragitto che separa Torino da Parma, per intenderci.
Facile dunque immaginare che, se a un torinese dicessero che su Parma sta per abbattersi un uragano categoria 4, proveniente da sud e diretto a nord, costui tirerebbe un sospiro di sollievo, magari si lascerebbe andare a qualche esclamazione tipo “Parla-pà!😮”, e tuttalpiù si aspetterebbe tanta pioggia in arrivo dalle sue parti, ma non è nemmeno detto.

Nonostante le notizie ufficiali che fino a quel momento ci consideravano appena fuori dalla zona pericolosa, abbiamo subito preso sul serio con largo anticipo gli avvisi delle autorità, che invitavano a prepararsi.
Inizialmente, prima ancora che le previsioni indicassero la baia di Tampa come landfall, eravamo orientati a evacuare comunque, dato che l’unica cosa certa che si sapeva era che l’uragano sarebbe presumibilmente transitato dalle nostre parti, anche se non si sapeva ancora bene dove di preciso.
Abbiamo dunque preparato qualche valigia con gli effetti personali, messo il pieno nella macchina e terminato di montare tutti gli shutters attorno alla casa.

Abbiamo cercato di individuare una possibile località dove dirigerci e cominciato a cercare dei motel liberi nelle date in cui era previsto l’arrivo dell’uragno.
Ma, dato che non si sapeva ancora con certezza il tracciato esatto di Ian e quindi la direzione che avrebbe mantenuto dopo il passaggio sulle nostre coste, è risultato inutile ogni tentativo di individuare un luogo a nord della Florida che non fosse a rischio.
Nel frattempo, abbiamo preparato tutti i documenti da portare con noi e messo al sicuro e all’asciutto i documenti della casa. Ci siamo assicurati di avere con noi del contante sufficiente, in base alle raccomandazioni delle autorità governative: non fate affidamento alle carte di credito o di debito, perché, senza corrente, non funzioneranno.

Man mano che le ore trascorrevano, giungevano notizie sempre più certe e ufficiali sul punto di impatto dell’uragano.
Come detto, a sentir dire la maggior parte dei canali di informazione, Ian sarebbe andato a sbattere su Tampa, cioè molto più a nord di dove abitiamo noi.
Sembrava che saremmo stati a malapena sfiorati dall’uragano.
Ci aspettavamo solo tanta pioggia per diverse ore.

Salire su una macchina stipata all’inverosimile, con tanto di gatta inviperita nella gabbietta, promiscua tutto il tempo con i pesci rossi che dall’acquario le facevano il gesto della pinna ci suonava sempre meno sensato.
Guidare senza sapere bene verso dove dirigerci, per chissà quante miglia, rischiando di trovarci imbottigliati in autostrade sature di auto in colonna e in fuga sotto la pioggia e con le stazioni di servizio chiuse per esaurimento carburante ci sembrava ancor meno allettante.

Rinunciammo al piano di evacuazione A e optammo per il piano di evacuazione B: gli shelter di zona, nel caso le cose si fossero messe male.
Abbiamo cominciato a informarci in tal senso. Ci siamo procurati un paio di numeri di telefono e abbiamo provato a contattare le strutture per sapere se c’erano posti, se accettavano animali domestici e cosa occorreva portare con sé.

Mercoledì 28 settembre 2022

La data prevista di arrivo di Ian sulle coste della Florida, mercoledì 28 settembre, fu certa già due giorni prima: il mattino di lunedì 26 la nostra contea aveva annunciato che dal giorno successivo tutte le scuole sarebbero rimaste chiuse.
Per quanto riguarda la mia azienda, ci fu comunicato che si richiedeva la presenza di tutto lo staff di turno ancora per il martedì mattina, in modo da aiutare a mettere in sicurezza tutti i locali, dopodiché chiusura fino a nuovo ordine.

Il martedì mattina, proprio poco prima di partire per recarmi a lavoro, venivo raggiunto da una telefonata del mio capo, che mi invitava a non presentarmi, causa chiusura anticipata di un giorno.
Anche se questa notizia non presagiva nulla di buono, ne ho approfittato per organizzare le ultime cose e finire di mettere in sicurezza la casa.

A sentire gli ultimi aggiornamenti, Ian aveva cambiato improvvisamente rotta e, invece che passare da Tampa, sarebbe approdato ben prima e più a sud, ossia su Port Charlotte, una località poco più a Nord di Fort Myers, che è il centro più grosso della nostra zona e dista solo mezzora di auto da noi. Bonita Springs risultava dunque ora interessata direttamente dal passaggio dell’uragano, anche se ai margini del cosiddetto “eyewall”.

Matt Devitt WINK Weather Facebook Page. Il tracciato dell’uragano Ian.

Non aveva senso scappare verso nord, anzi sarebbe risultato ben più rischioso avventurarsi in macchina.
All’epoca di Irma, che impattò proprio su Naples e Bonita, non subimmo danni rilevanti, a parte la staccionata abbattuta.

Perciò, ed essendo false per noi tutte le condizioni elencate all’inizio di questo post, abbiamo scelto di rimanere in casa, come del resto hanno fatto quasi tutti i vicini della nostra via.

Non è stata una passeggiata, tutt’altro.
La casa ha retto bene, certo, ma siamo rimasti al buio per ore, con la sensazione di essere rinchiusi in un bunker, senza poter vedere nulla di quanto stava succedendo intorno a noi.
Isolati da tutto, sentivamo solo rumori sinistri di pezzi di mondo che andavano in frantumi, accompagnati da tremende raffiche di vento furioso.
Una giornata interminabile, durante la quale io e la Vivi abbiamo dovuto dirigere i nostri sforzi nel tentativo di distrarre le nostre bimbe, con attività ludiche di ogni tipo, il tutto rigorosamente a lume di candela.

Verso sera, capito che il peggio era passato, siamo usciti in strada a controllare che non fossimo circondati dall’acqua.
Intorno a noi, solo i segni dello sfacelo lasciati da Ian.

Per circa una settimana, siamo andati avanti con un generatore recuperato fortuitamente grazie al nostro vicino di casa, e cucinando tutti gli alimenti possibili sul nostro barbecue in giardino, compreso il caffè.

Poi, la luce è tornata, ma abbiamo continuato ad avere problemi con internet per tutto il mese e le scuole hanno riaperto dopo tre settimane, anche perché molte erano occupate dai rifugiati senzatetto.

Chi abitava in case di legno, che ahimè è ancora un tipo di abitazione molto diffusa in queste zone, ha perso tutto.

Il tetto della casa in legno di una mia conoscente, compagna di fede buddista, che sono andato ad aiutare insieme ad altri volontari, qualche giorno dopo l’uragano.

La prima cosa che fanno quasi tutti, spontaneamente, subito dopo aver verificato di essere salvi e non aver ricevuto danni, è cercare chi ha bisogno di aiuto e andarlo a soccorrere, chiamando i rinforzi.
La popolazione si è mobilitata in ogni modo possibile, con qualsiasi mezzo e risorsa per ricompattarsi e tornare quanto prima alla normalità.
Normalità che non sarà facile da raggiungere, almeno nel breve periodo, poiché pare ci vorrà circa un anno e mezzo per ripristinare ogni cosa, o quasi.

Nel frattempo, tiriamoci su le maniche e ripartiamo a testa bassa, con fiducia e determinazione, senza dimenticare mai la lezione lasciata da Ian, l’ennesima: con le forze della natura non si scherza.

La nostra mitica squadra di volontari!

(P.P.)

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2 pensieri su “L’uragano Ian

  1. Pingback: Il clima in Florida | Provenzano's Blog

  2. Pingback: La stagione degli uragani in Florida – USA Coast to Coast

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