Altri tempi

IL TEMPO.
In italiano, usiamo la sola parola “tempo” per parlare sia di cronologia, sia di meteorologia.
Spesso, ne afferriamo immediatamente il significato dal contesto, perché a nessuno di noi – vero? – verrebbe in mente di replicare alla domanda: “Com’è il tempo?” rispondendo: “È mezzogiorno!”
Mentre, quando ci chiedono: “Quanto tempo fa?” nessuno pensa alla pioggia, alla neve, al sole, o alle nuvole, ma ai minuti, alle ore, ai giorni e così via.

Gli anglosassoni, invece, distinguono i due argomenti, adoperando il termine time nel caso della cronologia e il termine “weather” per la meteorologia.
Non scompongono la giornata in 24 ore, ma in 12 AM, più 12 PM.
Se augurate un innocente e sentito buongiorno (good morning, sir!”) a un americano, quando sono le 12:05 PM, potreste andare incontro a battute di ogni genere, spesso molto argute e divertenti, perché gli statunitensi sanno essere assai spiritosi.
Dalle 12:01 pm, qui si augura good afternoon, quindi attenzione sempre alle lancette dell’orologio, prima di salutare.
Alla loro domanda: “What time is it?” quando sono le 4 del pomeriggio, rispondere che sono le 16:00 equivale invece a farli sobbalzare in aria e deflagrare in una sonora risata, non in virtù del fatto che gli spiritosi stavolta siamo stati noi, ma perché proprio non capirebbero, o penserebbero che siamo ubriachi.

LE DATE.
Quando gli americani scrivono una data, partono prima dal mese, poi indicano il numero del giorno, infine l’anno.
Questa differenza potrebbe sembrare una sottigliezza, ma, per esempio, con la data di nascita di Corinne noi dobbiamo sempre fare molta attenzione, perché è nata il 3 agosto (per noi 3-8, per loro 8-3): un eventuale errore di distrazione potrebbe far credere che sia nata l’8 marzo.
Abituarmici, dopo una vita trascorsa a scrivere date partendo dal giorno, è stata, ed è tuttora, una gran fatica.

I GIORNI DELLA SETTIMANA.
Nella Bibbia, libro della Genesi, si parla della domenica (che in latino significa “giorno del Signore”) come dell’ultimo giorno della settimana, durante il quale il Dio cristiano, dopo la immane fatica della creazione dell’Universo, si riposò.
Beato lui.
Io, che mi sono limitato a creare due figlie, sono anni che non riesco più a chiudere occhio.
In Italia, chi non è cristiano ha comunque studiato a scuola la filastrocca tradizionale del pulcino, da dove si evince chiaramente che il primo giorno della settimana è il lunedì.
Ricordo ancora i primi versi della filastrocca imparata a memoria, per non dimenticare l’ordine dei giorni della settimana:

“lunedì chiusin chiusino,
martedì bucò l’ovino.”

Immagino che i più secchioni di voi l’avranno appena recitata tutta fino alla domenica, che, anche in questo caso ben più laico e profano, risulta essere l’ultimo giorno della settimana.

Voliamo nuovamente negli USA, dove scopriamo che domenica si dice Sunday, che invece significa “giorno del Sole”.
Roba da pagani.
Negli Stati Uniti, non è così scontato che il lunedì sia sempre considerato il primo giorno della settimana e se lo chiedete a qualcuno a bruciapelo, potrebbe capitarvi che l’interrogato ci debba pensare un po’ su, come se dovesse fare chissà quali calcoli astrusi, e alla fine vi risponda con tono poco convinto.
Per esempio, la mia azienda fa partire la settimana dalla domenica, sia per il calcolo degli stipendi, sia per la pubblicazione dei turni lavorativi dei dipendenti.
Ma senza andare tanto lontano, basta guardare tutti i calendari americani, compresi quelli digitali sui telefonini: le settimane iniziano tutte sempre dalla domenica.
Attenzione, quindi, quando con un americano parlate di qualcosa che avverrà “la domenica della settimana prossima” (next week), perché la vostra domenica potrebbe non coincidere con quella intesa dal vostro interlocutore.
Io ho preso l’abitudine di specificare sempre il numero del giorno, a scanso di equivoci.

Un calendario americano, con la domenica in prima colonna. (Photo by Manasvita S on Unsplash)

Gli americani, inoltre, scrivono i nomi dei giorni della settimana rigorosamente maiuscoli: Monday, Tuesday… così come i nomi dei mesi: January, February
Noi italiani non vediamo alcun motivo per cui dovremmo farlo ed è proprio per questo che poco più su ho scritto lunedì e domenica minuscoli e l’ho appena rifatto.

Vi sentite il cervello fuso, vero?
Io sì.
E a proposito di fuso:

IL FUSO ORARIO.
L’America, a torto o ragione, è comunemente considerata da tempo la nazione apripista, precorritrice di mode e innovazioni, nel bene e nel male. Il Paese dal quale l’Italia e l’Europa finiscono spesso col mutuare nuove abitudini e idee, nei campi più disparati della vita.
Eppure, se ci pensate, gli USA sono di fatto sempre indietro di almeno sei ore, quando non di più, rispetto all’Italia: ogni giorno, quando l’americano si sveglia e inizia a fare colazione, l’italiano è già sveglio e attivo da un po’ e sta pranzando, se non addirittura cenando…
E allora, vogliamo cominciare a prendere coscienza di questo piccolo ma costante vantaggio temporale quotidiano, per invertire una volta per tutte questa tendenza e capovolgere la situazione a nostro favore?!? 😉

(P.P.)

Photo by Luis Cortes on Unsplash

Un pensiero su “Altri tempi

  1. Pingback: Italia e USA: due mondi in asincrono costante – USA Coast to Coast

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