Vi porto a fare la spesa in Florida

Photo by David Veksler on Unsplash

Ho sempre vissuto il fare la spesa in un Paese straniero come una piccola avventura, ogni volta che ho viaggiato da turista.

Per cui, oggi, se siete curiosi, faccio vivere questa piccola avventura anche a voi, portandovi a fare la spesa in un Publix, una delle catene di supermercati americani più diffuse nella mia zona.

Innanzitutto, prima di entrare in un qualsiasi supermercato statunitense, una brutta notizia: i prezzi esposti, al contrario che in Europa, sono SENZA IVA.
La buona notizia è che in Florida l’IVA è decisamente più bassa rispetto all’Italia.

La prima sensazione che si prova entrando è: “OK, qui trovo TUTTO.”
Forse è vero.
Solo che poi, addentrandoti tra le corsie, ti rendi conto che, per riuscire a trovare tutto, avrai bisogno di circa un paio di anni di spese… spesi a cercare i prodotti che ti servono, poiché sono disposti secondo criteri incomprensibili a un europeo.

Per esempio, a volte, può capitare di trovare lo stesso prodotto, ma di marche diverse, in due corsie differenti, oppure addirittura lo stesso identico prodotto della stessa marca, in due reparti diversi.
Alcuni sottaceti e sottoli (cetrioli, capperi, cipolline e olive) si trovano in una corsia, altri (funghetti, asparagi, carciofini) in un altro reparto, lontano dal primo.
Non solo: i capperi – ma solo alcune marche – si trovano in una delle sopracitate corsie di sottaceti, ma anche in un terzo reparto, quello dei prodotti etnici.

Stesso discorso per gli oli di oliva, che giungono da ogni parte del mondo mediterraneo e sudamericano.

I formaggi sono addirittura sparpagliati in giro per tutto il supermercato, a seconda della tipologia, provenienza, livello di bramosia del cliente disposto a tutto pur di vincere questa avventurosa caccia al tesoro.
Se un giorno troverò lo Stracchino, convocherò una conferenza stampa a reti unificate. Deve essere lì, da qualche parte, lo sento.

Pinoli e stuzzicadenti: lasciate ogni speranza o voi che entrate.
Ormai sono convinto che siano dotati di vita propria e siano dediti al nomadismo, per cui ogni volta devo ricominciare la loro ricerca daccapo e mi affido alla (buona?) sorte.

Raramente un commesso, pur volenteroso e gentile, potrà aiutarvi: che volete ne sappia di Stracchino, fette biscottate, paté di olive, chinotto?
Vi fisserà spaesato e risponderà di provare a vedere nella corsia x.
Good luck.

Non si usano i guanti al reparto frutta e verdura. E non si pesano nemmeno i prodotti, perché ci pensano poi alla cassa.
Infatti, una delle cose che ci succede sempre quando torniamo a fare la spesa in Italia è di scordarci di pesare la frutta e di dover puntualmente tornare indietro.
A proposito, ne approfitto ora per chiedere scusa a tutti i clienti italiani in coda dopo di noi, per l’attesa causata.

I carrelli sono senza moneta, ma non perché la gente è particolarmente beneducata e civile e li riporta al loro posto, anzi. C’è un dipendente del supermarket pagato per sistemare tutti i carrelli abbandonati nel parcheggio.
Va detto che qui non esiste la moneta da due o un dollaro, come con l’euro. Il taglio di moneta più grande è quello (raro) da 50 centesimi e presumo quindi che di recuperare mezzo dollaro all’americano medio importi meno di quanto a me importa conoscere le vicissitudini della Famiglia Reale d’Inghilterra: mettilo pure lì, dentro quel cassetto, insieme alle altre cose di cui non me ne frega niente!
Ma va anche detto che in alcuni discount, come ALDI, pare che sia in uso il sistema dei carrelli con la moneta.

Qui, anziché l’offerta del 3X2, c’è la più conveniente 2X1, cioè se di un prodotto ne prendi due confezioni, la seconda non la paghi, oppure, come sostiene la Vivi, le paghi entrambe scontate al 50%.
E guai a contraddirla.
Lei vuole sottolineare questo aspetto, perché in realtà a volte succede che, a random, ti applicano lo sconto anche se di confezione ne prendi una sola.
Le piace rischiare, alla Vivi.

Se il reparto vini e birre è di una vastità inebriante, chi vuole schiacciare il piede sul pedale dell’alcol e procurarsi, per esempio, della innocentissima vodka deve invece uscire dal supermercato e rientrare in uno store a fianco, sempre Publix, dedicato esclusivamente alla vendita di superalcolici e accessori annessi.
Roba da rischiare di diventare astemi. I primi tempi, ci stavo quasi cascando anche io, ma poi, grazie alle mie buone frequentazioni, sono rinsavito e sono tornato sulla (scor)retta via.
Grazie, amici!

Per velocizzare le code alla cassa, esiste un servizio gratuito chiamato “bagging”, dove un dipendente del supermarket aiuta i clienti a imbustare la spesa e caricarla sul carrello.
Una targhetta appuntata sulla loro uniforme avvisa i clienti che non accettano mance, nemmeno se si offrono di portarci la spesa fino alla macchina e aiutarci a caricarla nel baule.
Questi inservienti sono eccezionalmente zelanti e hanno la tendenza a inserire al massimo tre-quattro prodotti per sacchetto, sicché, se avete una spesa consistente, a casa vi ritroverete sommersi di buste di plastica che riusciranno a smaltire soltanto i vostri pronipoti.
Da quando ho capito l’antifona, mi sono dotato di una bella scorta di borsoni stile IKEA, che ammucchio sul nastro della cassa prima ancora di salutare. Appena arriva il mio turno, saluto e annuncio in tono perentorio:

“NO PLASTIC BAGS, PLEASE!”

Per loro, deve suonare un po’ come una dichiarazione di guerra, perché assumono subito un’espressione delusa e smarrita, spiazzati e quasi disgustati dalla mia richiesta, poiché a quel punto inizia un interrogatorio di terzo grado per ciascun prodotto che stanno per inserire nei miei bustoni:

“Vuoi davvero che metta questa confezione di carne assieme alla scatola con i biscotti e a tutto il resto?!?”

“Yes, please.”

“E questo? Non preferisci che lo mettiamo in una nostra busta di plastica a parte?”

“No, thank you.”

“E pure il latte, lo posso mettere qui, in questa stessa borsa, con tutte le altre cose???”

“YES, WHATEVER, WHEREVER, I DON’T CARE.”

Alla fine, se potessero, mi imbusterebbero anche le figlie al seguito. In due borse rigorosamente separate, ovvio. Vuoi mica che si mischino.
Lo capisco dai loro sguardi sovreccitati, che io provvedo subito a disintegrare col mio sguardo inceneritore.

Poi, però, prima di salutarmi, mi ringraziano sempre contenti per aver portato i miei borsoni da casa.

Bene, ora potete scendere dal mio carrello e aiutarmi a scaricare tutto sulla macchina e poi nel frigo.
Non pensavate mica di svignarvela sul più bello, vero?

No, niente mance! 😜

(P.P.)

Photo by Bruno Kelzer on Unsplash

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