L’automobilista abitudinario

Sono un automobilista abitudinario.
Quando torno in Italia, i primi due barra tre giorni, ogni volta che metto in moto la macchina, rischio sempre il colpo della frusta, perché giro la chiave dimenticandomi di premere la frizione.
Viceversa, quando torno in USA dopo un mese di guida italiana, i primi due/tre giorni impiego sempre quel quarto d’ora accademico a far partire l’auto, perché perdo tempo a insistere nel cercare il pedale della frizione.
Come scritto nel post precedente “Cambiamo il cambio!”, ribadisco la mia esortazione a diffondere il Verbo Unico del Cambio Automatico in tutto il Pianeta Terra, prima che il mio bipolarismo diventi cronico.

Sono un automobilista abitudinario.
Quando rientro in USA dopo un mese di guida italiana, i primi giorni che parcheggio la macchina e la chiudo col telecomando, succede che: un clacson suona all’improvviso a pochi centimetri dalle mie orecchie, io salto sistematicamente in aria e, con espressione contrariata, mi giro intorno a cercare il maledetto cafone che mi ha strombazzato nei timpani, per staccargliene quattro.
Prendo immediatamente coscienza che quel cafone sono stato io e mi fingo un passante qualsiasi.

Dico io, ma c’è proprio bisogno di questo sistema?!?
Che a momenti per la collera prendo a calci la portiera della mia stessa auto?

Sarà forse perché qui in America esistono parcheggi talmente vasti dove potresti dimenticarti dove hai lasciato la macchina e non essere in grado di ritrovarla più: non rimane che aprire e chiudere le portiere col telecomando e seguire il suono del proprio clacson, come il richiamo di mamma oca.
Parcheggi talmente immensi, che per raggiungere la tua vettura hai bisogno di un’altra vettura e allora tanto valeva andarci a piedi.
Auguri.

Viceversa, quando torno in Italia dopo un anno di guida americana, appena chiudo la macchina col telecomando, non sentendo alcun clacson, vengo assalito da dubbi atroci e inizio a guardarmi indietro verso l’auto, in stato di visibile apprensione.

Si sarà chiusa davvero? L’ho chiusa o no? Boh. Massì, certo che è CHIUSA, DAI, PIETRO!

E torno indietro a controllare.

Contando che continuerò a pendolare tra USA e Italia ancora per molti anni, anche io dovrò andare a farmi controllare da qualcuno, prima o poi.

Ma passiamo ai distributori di benzina americani: se non siete mai stati da queste parti, ma avete in programma di trascorrere una vacanza on the road con auto a noleggio, o trasferirvi qui per sempre e quindi acquistare una macchina, segnalo un paio di bizzarre ma utili informazioni, che mai nessuno ricorderà di dirvi.

1) Non pensate di risparmiare denaro noleggiando o acquistando una vettura a gasolio, perché qui il diesel costa più della benzina.

Se con questa notizia ho già messo a dura prova le vostre coronarie, la prossima potrebbe esservi fatale.
Dunque prestate attenzione, respirate profondamente, senza allarmarvi:

2) la benzina verde si mette usando la pompa nera, mentre per il diesel si prende la pompa verde.

Una pompa di benzina americana: a sinistra, la bocchetta e il riquadro verde per il diesel, a destra quella nera, per la benzina verde. (Photo by Yassine Khalfalli on Unsplash).

Non.
Dite.
Una.
Parola.

Come detto, niente paura: se, come me, siete ben avviati ormai sul viale della senescenza precoce, sbarcate dall’Europa dopo un mese di guida italiana e sovrappensiero prendete automaticamente la pompa “sbagliata”, inutile che insistiate: non riuscirete mai a riempire di gasolio la vostra macchina a carburante “ecologico”.
Smettetela di cercare di brutalizzare la vostra povera automobile con la pistola del distributore, urtati da chissà quale complotto sia stato perpetrato alle vostre spalle: la bocchetta verde, nel vostro serbatoio, non ci entrerà mai.
Non ricorrete nemmeno all’alcol test. Siete sobri e vi crediamo sulla parola.
Rilassatevi: per evitare che qualche sbadato cronico (o un qualunque automobilista abitudinario) distrugga il motore della propria auto, o di quella appena noleggiata, il diametro delle bocchette e degli imbocchi dei serbatoi delle auto è differenziato, a seconda che siano motori diesel o a benzina.
Fiiiiut.

Questo lo so per certo, perché sono un abitud… cioè un professionista serio, con le proprie fonti, che non posso rivelare.
Piuttosto, sarei curioso di sapere se in Italia vige lo stesso sistema.
Chi sa dirmelo?

Bene, vedo le vostre bocche sbadigliare per la noia e le vostre palpebre calare per il sonno.
E poi, se mi dilungo ancora, Google si scoccia e mi ricaccia indietro negli indici di ricerca, così non mi trovate più.
E dopo come fate senza di me?
Io non so come farei senza me stesso. Una volta non mi trovavo più, allora ho provato a chiamarmi col mio cellulare, ma risultavo sempre occupato.
A fare cosa, poi?

Ok, corro a farmi controllare!

(P.P.)

3 pensieri su “L’automobilista abitudinario

  1. Pingback: Guidare in Italia vs guidare in USA – Atto II – USA Coast to Coast

  2. Pingback: Guidare in Italia vs guidare in USA – ATTO III – USA Coast to Coast

  3. Pingback: Automobilisti nati | Provenzano's Blog

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