Viviana, cittadina americana!

L’altro giorno, finalmente, ho accompagnato la Vivi alla cerimonia di naturalizzazione.
A causa delle restrizioni anti-Covid eravamo stati preavvisati tramite lettera che purtroppo nessun accompagnatore avrebbe potuto partecipare all’evento.
Sicché, giunti sul luogo dell’appuntamento, ho parcheggiato la macchina sul lato opposto della strada e son rimasto in auto, in attesa che Viviana ritornasse dotata di doppia cittadinanza.

Avevo quasi raggiunto lo stato del Nirvana, quando, all’improvviso, mi sono sentito chiamare a squarciagola:

“PIETROOOO!!! PIETROOOOO!!!”

Era la Vivi.
Nella concitazione del momento, si era portata per sbaglio anche il mio cellulare con sé e aveva scoperto che avevano deciso di far entrare anche i famigliari.
Pertanto, col suo tipico piglio energico, aveva intimato l’alt agli organizzatori e ora, pur di darmi la possibilità di assistere alla cerimonia e pur di avere qualcuno con cui condividere quell’esperienza, era sulle gradinate del palazzo a chiamarmi dall’altra parte della strada.

Sembrava la scena madre di “Rocky“, solo che, invece di Sylvester Stallone che urlava “ADRIANAAAA!!!”, con la voce di Ferruccio Amendola, c’era la Vivi che continuava a urlare il mio nome.

Noi, italiani. Sempre a farci riconoscere. Anche quando siamo in procinto di diventare americani.

Risucchiato di colpo direttamente dal finestrino della mia macchina, mi sono ritrovato in pochi secondi centrifugato in questo edificio, mascherinato, temperaturato, metal-detectorato e ascensorato ai piani alti.
Con buona pace dell’Accademia della Crusca, alla quale, in mia difesa, posso solo dire una parola: “PE-TA-LO-SO”.

Giunto nell’aula della cerimonia, dove stavano aspettando tutti me, ho trovato un auditorium organizzato secondo rigide regole anticovid, con le sedie rigorosamente distanziate a 6 feet l’una dall’altra, i candidati accomodati nelle prime file e… i PARENTI nelle retrovie.

CAROVANE DI PARENTI.
Seppure i naturalizzandi appartenessero a quasi ogni angolo del pianeta, la maggior parte era chiaramente di origini latino-americane, con uno stuolo di famigliari al seguito da far impallidire l’albero genealogico della Famiglia Reale d’Inghilterra.

Per prima cosa, il Pubblico Ufficiale che ha celebrato la cerimonia ha fatto pronunciare all’unisono a tutti i candidati la formula del giuramento.

Il momento del giuramento.

Subito dopo, ha dato il benvenuto ai nuovi U.S. citizens.

Poi, ha esordito con un’affermazione, sottolineando un aspetto che stava accomunando tutti i presenti:

We are a Country of immigrants…

Quindi, con estrema naturalezza, ha raccontato a braccio la storia della sua famiglia, quando quarant’anni prima, ancora bambino, sua nonna è giunta negli USA su un mezzo di trasporto adibito a casa, le cui pareti erano imbottite di carta, per proteggersi dal freddo.
Una storia “truly amazing“, come egli stesso l’ha definita, riflettendo su cosa la gente sia in grado di realizzare quando arriva negli Stati Uniti.
Si è poi detto “so impressed” su quanto le vicende di tutti gli immigrati siano legate da un estremo “courage” nel lasciare il Paese originario per venire a vivere nel loro futuro Paese.
Una storia di “tenacity” – ha proseguito – e “hard work“, come quella di ognuno di voi – ha commentato poi rivolto ai candidati -, che oggi vi ha portati fin qui, a vivere questo momento speciale.
E ha concluso con:

So thank you for letting me the honour to welcome you.

Chapeau. Anzi: hats off.

Applausi, foto di rito, tutti i famigliari a ridere e scherzare a colpi di scoppole dietro la nuca dei neo cittadini, che a momenti festeggiavano a suon di petardi e fischioni, come a Capodanno.
Circondati da quell’allegro baccano, io e la Vivi, soli e abbracciati, a piangere in silenzio.

La Vivi, italo-americana fresca fresca, con… “Vostro Onore” (così lo chiamavan tutti!). N.d.a.: ai naturalizzati, è stato concesso in via eccezionale di farsi fotografare senza mascherine.

Stemperato il trasporto del momento, ci siamo precipitati fuori del palazzo, con una sensazione di leggerezza indescrivibile addosso, tanta voglia di festeggiare e un sorriso a settantordici denti stampato sul viso.
Sorriso che però è appassito man mano che, avvicinandomi alla macchina, i miei occhi hanno agganciato e messo a fuoco la presenza di un pezzettino di carta incastrato tra il tergicristallo e il parabrezza, che, pochi secondi dopo, realizzavo trattavasi di multa per sosta temporanea scaduta.
La mia prima multa in assoluto da quando vivo e guido negli USA.

A me.
Che sto sempre attento a rispettare i limiti di velocità e i divieti di sorpasso persino quando vado a piedi.
Che rallento in prossimità delle strisce pedonali anche se sta per attraversare un’iguana.
Il giorno della cerimonia di naturalizzazione di mia moglie.
Una multa di benvenuto?

Welcome to America, Vivi!

Ho masticato amaro durante tutto il tragitto a casa, ma alla fine me ne son fatto una ragione.
E a chi mi domanda se sia stata una multa particolarmente salata, rispondo sempre che, tutto sommato, la considero la multa più… dolce della mia vita!

P.P.

Un pensiero su “Viviana, cittadina americana!

  1. Pingback: Cerimonia di naturalizzazione, ultimo passo per la doppia cittadinanza – USA Coast to Coast

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