And the winner is…

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Eccoci qui: la foto in alto ritrae me e mia figlia Micol circondati dalle forze di polizia di Bonita Springs.
Non temete: non si tratta delle conseguenze di quanto raccontato nello scorso post sulla bandiera americana bruciata dalle mie figlie.
Se siamo in questa foto è per tutt’altra ragione, assolutamente encomiabile.
Ma partiamo da questa nota della maestra di Micol, trovata scritta sul suo diario, qualche giorno prima:

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Pare che gli scolaretti fossero stati invitati dal Lee County Sheriff’s Office a realizzare un disegno. Ma non di quelli che abbiamo fatto tutti a scuola, tipo paesaggi col cielo blu e il sole che ride. Si chiedeva loro di disegnare un’invenzione utile per la comunità.
Quisquilie.

“E tu cos’hai disegnato?” Le ho chiesto incuriosito, dopo aver letto la nota.

“Una macchina del tempo, così posso portare nel passato tutti quelli che non credono che i dinosauri si sono estinti e fargli vedere che si sbagliano”.
Ha usato un tono talmente incontrovertibile che stavo per mandarmi in punizione in camera mia da solo.

Complottisti di tutto il mondo, guai a voi. Negazionisti di ogni risma, tremate.

Improvvisamente, mi sono sentito invecchiato, esautorato di colpo dal ruolo di padre. L’ho vista adulta, col camice bianco di Doc Brown in “Ritorno al futuro”. Mi faceva bye bye con la mano, al rallentatore, incamminandosi da sola per la sua strada, verso la mitica DeLorean.
L’ho osservata infine smolecolarizzarsi all’orizzonte, al volante di quell’auto fantastica.

Ho tirato un cazzotto ad una lacrimuccia che avrebbe voluto tanto buttarsi giù dal mio occhio barcollante.

Eh sì che cinque minuti prima ero andato a prenderla a scuola. Al first grade della Bonita Springs Charter School, beninteso, mica al MIT di Boston.
Orgoglio paterno.

Ma bando alle smancerie, passiamo alla cronaca della vicenda, raccontata direttamente dalla protagonista, attraverso questa surreale intervista, come si conviene alle persone che hanno vinto un riconoscimento.
Con l’augurio per lei che sia solo l’inizio di una lunga serie di premi sempre più importanti.
E con l’augurio, per me, di potermi guardare allo specchio in futuro, con altri cento di questi occhi pesti...

P.P.

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