Bye bye bandiera, addio

Consueto ritrovo settimanale con i Boy Scouts. Ho accompagnato le due piccole pesti. Gli scouts più grandicelli issano una bandiera americana sul pennone, in formale silenzio.
Poi, intorno all’immancabile braciere acceso, il capo scout prende la parola e inizia a interrogare i bambini, con estrema nonchalance:

All right guys, can you tell me why and when we burn the flag?

All’inizio, mi pare di non aver capito bene. Uno di quei momenti in cui mi convinco di padroneggiare poco l’inglese.
Staranno parlando di una variante del gioco “Rubabandiera”, penso.

We burn the flag when it’s dirty, ruined, or too old.” Risponde uno dei lupetti, quello con l’aria di chi la sa più lunga di tutti.

Continuo a non capire. Uno di quei momenti in cui mi convinco di non padroneggiare affatto l’inglese. Mi guardo intorno per vedere le reazioni degli altri genitori. Sembra tutto regolare.
Ora srotolano una bandiera con la scritta “SEI SU SCHERZI A PARTE, PIETRO!”, penso.

Il capo scout completa la risposta del lupetto, spiegando con tono didattico che la bandiera si brucia quando viene ritirata per sempre (“retiring flag“), perché ha finito di svolgere il proprio onorato servizio (“it’s out of duty“), così viene dismessa (“flag dismissal“).

Sono sempre più incredulo. Uno di quei momenti in cui mi convinco di non capirci un’acca.
Saranno tutti impazziti, penso.

Il capo scout comincia a distribuire vecchie bandiere americane a tutti i bambini. Come caramelle. Sono tutte davvero malridotte, strappate, bucate, tagliuzzate, macchiate, maleodoranti, esauste. Inutilizzabili.
Ma pur sempre bandiere.

American flags to be retired

Il contenitore di vecchie bandiere americane da dismettere.

Rimango ad osservare in silenzio le mie due figlie che, divertite, gettano a turno il proprio drappo a stelle e strisce nel braciere.
La mia mandibola rotolata fin laggiù.

Tornato a casa, esordisco davanti alla faccia interrogativa di mia moglie con:

“Cara, tutto ok, io e le bimbe siamo solo andati un attimo a delinquere!”

e la scanso con lo sguardo basso, come fossi appena rientrato da un meeting clandestino del KKK.
Senza rivelarle che ho appena scoperto che abbiamo iscritto le piccole pesti ad una setta deviata dei Boy Scouts, corro a googlare: “Vilipendio alla bandiera“.
Atterro fatalmente su Wikipedia, dove mi salta subito all’occhio un paragrafo intitolato “Stati che NON prevedono il vilipendio alla bandiera come reato”. Non trovo gli USA.
La Cina viene citata tra gli Stati con le pene più punitive. L’Italia non scherza nemmeno.
Poi, l’occhio mi cade su un paragrafo a parte, intitolato proprio solo “Stati Uniti“:

La Corte Suprema nel 1989 e nel 1990 ha stabilito che è contrario al primo emendamento proibire di bruciare una bandiera in quanto libertà di espressione.”

Primo emendamento della Costituzione USA, libertà della manifestazione di pensiero: devo imparare a ricordarmi che ogni volta che accade qualcosa di incompresibile alla mia mente europea, nove volte su dieci c’è di mezzo il primo emendamento USA. Se voglio capire gli americani, il primo emendamento è sempre lì, come un bignami, pronto a spiegarmi le apparenti contraddizioni di questo popolo.

Il paragrafo chiude poi con: “Il codice federale sulla bandiera (United States Flag Code capitolo quarto dello United States Code) dispone che una bandiera rovinata deve essere dismessa dignitosamente o, se non è possibile diversamente, bruciata.

Raccolgo finalmente la mia mandibola da terra, sollevato dal fatto che 1) sono ancora un cittadino onesto, 2) le due piccole pesti possono continuare a frequentare quei burloni dei Boy Scouts americani, 3) tutto sommato, non me la cavo poi così male con l’inglese.

No?

P.P.

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(Corinne, 5 anni: “Papà, ti piace?” Io: “Certo! Ehm, cos’è?” Corinne: “Ehm, quando «brucevamo» la bandiera!” Io: “Ah. Tu e Micol?” Corinne: “No papà, quella viola sono io e quello rosso sei tu!” Santa innocenza…)

 

5 pensieri su “Bye bye bandiera, addio

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