Pit telefono casa

Da un po’ di tempo a questa parte, io e la mia vita abbiamo preso l’abitudine di incontrarci periodicamente ad un tavolo, per tracciare il punto della situazione.
Sarà l’età che avanza? Eppure, mi sento ancora un giovane permaloso nel pieno delle sue forze, pronte a colpire chi si azzarda anche solo a suggerire allusioni velate sulla mia età, quindi non può essere questo.
Sarà forse l’aver incontrato il buddismo? Il quale, a sua volta, mi ha fatto prendere la decisione e il coraggio di partire per gli USA, un Paese dove i numerosi cambiamenti radicali e repentini sono all’ordine del giorno?
Qui tutto sembra galoppare a velocità doppia, come se un regista occulto si divertisse alle nostre spalle a giocare con l’effetto avanti-veloce: se non mi fermassi ciclicamente a cercare di capire a che punto del mio cammino mi trovo, comincerei a perdere i pezzi per la strada.
Non saprei dire con certezza perché, ma sta di fatto che, a seguito del mio ultimo, ennesimo, bilancio, ho deciso cosa scriverò in cima alla mia prossima to do list:

Schermata 2020-10-31 a 09.42.18
C’è poco da fare: la distanza dai parenti e gli amici (anche i più cari) corrode inesorabilmente tutti i rapporti, come fa la salsedine del mare con ogni cosa. E io comincio ad avvistare un po’ di ruggine qua e là, purtroppo. Inevitabile, certo.

Quando parlo di amici, penso sì a quei tre o quattro soggetti con cui sono cresciuto insieme, fin da quando eravamo dei pischelletti mocciosi, passando per la fase dei garzoncelli scherzosi e via vivendo.
Ma intendo anche tutte quelle persone speciali incontrate nel corso della vita, non importa quando. Quelle che, se hai qualcosa che non va, te lo sanno leggere in faccia, anche quando tu ti sforzi di non far trapelare nulla. Loro riescono ad intuirlo perfettamente, magari proprio quando sono in procinto di andare via, ma sono pronte a dirti lo stesso:

“Ma stai bene, Pit?”
“Chi? Io? Sì, certo!”
“Aspe’, sediamoci un attimo e apriamoci un’altra birra, va.”

Mi piace pensare che siamo tutti un libro aperto per qualcun altro.

Insomma, non importa se si tratta di legami nati nell’infanzia, al liceo, o all’università, contano la loro forza e le affinità elettive.

Per fortuna, conosco tante persone così.

E sì, mi mancano.

In Italia, giustificavo la mia pigrizia sociale con frasi del tipo: “Massì, tanto Tizio abita a Milano, posso andarlo a trovare quando voglio”. Oppure: “Caio sta proprio dietro casa mia, appena ho tempo ci passo”. Ora che i chilometri si sono trasformati in miglia, e le centinaia in migliaia, non posso più nascondermi dietro queste scuse. E a proposito di scuse: scusami Sempronio, stavo per dimenticarmi di te.

Perciò, per prima cosa, da domani comincerò ad alzare la cornetta sempre più spesso: cascasse il mondo con tutti i suoi dannati fusi orari, sfrutterò ogni minuto a disposizione per chiamare i miei cari e conversare con loro, fino a perdere la voce e finché mi reggeranno le orecchie e la saliva.

E allora, cari miei amici italiani, siete pronti ad aprirci la prossima birra insieme?
Offro io!

P.P.

et_extraterrestre telefono casa

 

Un pensiero su “Pit telefono casa

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