Mammatutto

Photo by Trust "Tru" Katsande on Unsplash

Questa estate, saremmo dovuti partire per la nostra consueta visita ai parenti in Italia, come ogni anno.
Come sempre, avevamo acquistato i biglietti con largo anticipo, per cercare di risparmiare qualche dollaruccio: già a gennaio, sapevamo che avremmo trascorso il mese di luglio con genitori, sorelle, nonni, cognati, suoceri, nipoti, cugini e amici.

Poi è arrivato il Covid e tutto è diventato sempre più nebuloso e incerto. Tranne la voglia che avevamo di rivederci, dopo un anno intero e dopo un imprevedibile lockdown, che ci ha costretti tutti all’isolamento.

In particolare, tu eri impaziente di rivederci.
Lo so perché, quando, una settimana prima della nostra partenza, ti ho avvisata che quest’anno non ci saremmo potuti vedere, perché ci avevano appena cancellato il volo, mi hai scritto questo WhatsApp: “Mio caro figlio non puoi immaginare quanto siamo amareggiati per due motivi: primo, perché non vi potrò rivedere e riabbracciare e, secondo, voi dove farete le vacanze?

Circa un mese dopo questo messaggio, mi hai videochiamato per farmi gli auguri di compleanno.
In quell’occasione, ti ho rivelato, non senza disagio, che, per ovviare alle nostre vacanze italiane annullate a luglio, avevamo deciso da pochi giorni di partire con un camper a noleggio, per visitare la Georgia. Era tutto pronto.
Tu, invece, forse per pudore, nemmeno allora mi hai confessato il tuo piccolo segreto, che ho scoperto mio malgrado giusto pochi giorni dopo: i nostri letti erano ancora lì, pronti per accoglierci, nonostante fosse tutto sfumato già da un mese.
L’ho saputo quando, invece di partire per la Georgia, mi sono ritrovato all’improvviso su un aereo per l’Italia, arpionato al volo, per cercare disperatamente di venirti a salutare per l’ultima volta, ora sì in barba a tutti i virus del mondo.

A parte la mascherina obbligatoria tutto il tempo, anche durante la fase notturna del volo, è stato un viaggio all’insegna dell’incertezza assoluta: fino all’ultimo istante, non ho avuto modo di sapere se ci avrebbero fatti atterrare in Italia, né se saremmo riusciti a rivederti.
Poi, una volta atterrati, ho capito la lezione: che sarebbe bastata semplicemente un po’ di determinazione in più per provare a incontrarci tutti comunque lo stesso.
Appena sceso dall’aereo, quasi euforico per avercela fatta e pronto a qualsiasi cosa pur di riuscire a salutarti, sono stato raggiunto dalla notizia che ormai da qualche ora tu eri già solo un dolce pensiero.

Ci siamo subito sottoposti a tutti i test e i tamponi possibili, per assicurarci di essere sani (NEGATIVI, tecnicamente si dice NEGATIVI, buffo no?) e per poter così abbracciare e farci abbracciare almeno dal resto della famiglia.

Alla fine sei riuscita ad aggiustare tutto tu, come sempre, cara mamma.

P.P.

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