Tre pezzi di pizza pazza

Mio padre ha fatto l’interprete e questo lo ha portato spesso in giro per il mondo. A volte, ho avuto la fortuna di poterlo accompagnare. Come quando ero nel pancione di mamma ed è per questo che pure io sono nato in giro per il mondo. A parte questa circostanza, nelle altre occasioni, papà ha sempre cercato di insegnarmi a provare ad assaggiare qualsiasi cibo, quando si viaggia.

Nel precedente post sulla pizza in America, ho raccontato di quella volta in cui avrei voluto sfidare in un duello da far west un giovane americano che sembrava pretendesse di insegnarmi cosa si può mettere sulla pizza e cosa no. In sintesi: a suo dire, TUTTO. Quindi, anche l’ananas.

Ebbene, oggi sento giunto il momento di farvi una confessione: a distanza di più di tre anni da quel siparietto, qualche giorno fa, a seguito dell’ennesimo grido: “Pietro, pizza!”, mi sono catapultato nel retro delle cucine, avido di pizza.
Ero proprio affamato. Avrei mangiato anche il pizzaiolo. Ma giunto sul posto… orrore.
Davanti a me era rimasta un’ultima fetta di pizza.
Ed era proprio lei: la pizza con l’ananas.

bckfwd-vc7DjXSry7g-unsplash

Photo by bckfwd on Unsplash

Ripeto: orrore.
Ripeto: io ero proprio affamato.
Ebbene sì, mi vergogno tanto e chiedo perdono a tutti gli italiani puristi, amanti della “pizza DOC”…

Ma se oggi sono ancora qui e posso raccontarlo è perché, evidentemente, sono sopravvissuto.

Per miracolo, ma sono ancora vivo.

Scherzo, ovviamente. In realtà, a distanza di qualche anno da quell’ormai lontano giorno, grazie anche a Joe, ho avuto l’ennesima conferma che la libertà e la possibilità di scegliere sono una delle cose più grandiose che ci siano.
Questo, per esempio, applicato alla pizza, può significare che, chiunque ne apprezzi la base, deve potersi sentire libero di usufruirne come meglio crede, assecondando i propri gusti e la propria cultura.
Ho constatato, in questi anni, che gli americani affrontano così un po’ tutto nella vita di ogni giorno, in modo spontaneo. Per questa ragione, forse, mi appaiono sempre tanto leggeri, come se fluttuassero di continuo su uno strano tappeto volante.

Attenzione, ciò non significa che la pizza con l’ananas mi sia piaciuta, eh. Anzi. Non fatevi strane idee. Sono sempre io. Con le mie italiche papille gustative ipersensibili.
No, perché già mi immagino branchi di haters aggredirmi con insulti del tipo: “traditore della patria!”, “rinnegato!”, “quoque tu!”…

Orrore.

Però, papà, questa volta ho agito come mi hai insegnato tu: ora non dirmi che non ti ascolto mai!

E poi ora ho preso anche l’abitudine di sospendere ogni giudizio sulle cose che al primo impatto mi urtano e provo ogni tanto pure io a salire su questo favoloso tappeto volante.
È divertente, sapete?
Qualcuno ha bisogno di un passaggio e vuole farsi un giro con me? 😉

P.P.

Un pensiero su “Tre pezzi di pizza pazza

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