Il misterioso caso dei due parabrezza regalati…

Un sabato di circa un anno fa, avevo appena scolato e impiattato la Pasta Alla Carbonara Original Edition ™® tutta bella fumante e stavo finalmente per sedermi a tavola per pranzare, quando è suonato il campanello di casa.
Siamo una famiglia sempre molto ospitale e cordiale con tutti. Ma siamo anche – e lo resteremo fino alla fine dei nostri giorni – una famiglia italiana. Come diceva quello? “Per me, il disturbo alimentare è quando mi citofonano a ora di pranzo o di cena.” Ecco un motto che potrei attaccare sul cruscotto della mia macchina. Anzi, sul parabrezza.
I primi tempi in America, quando mi succedeva una cosa del genere, un lampo di terrore attraversava i miei occhi sbarrati, perché pensavo che doveva essere successo qualcosa di molto grave a qualcuno, per ritrovarmelo dietro al portone di casa, a ora di pranzo. Col tempo, ho capito che gli americani hanno conquistato il mondo perché, evidentemente, loro non pranzano. A pranzo, non si cibano. Al massimo, se proprio devono, sopravvivono con un’insalatina al volo, ingurgitata in macchina al drive through. In questo modo, possono scampare anche a digiuni prolungati nel deserto. Per giorni e giorni. E questo, secondo me, spiega anche perché nei ristoranti americani esista una netta distinzione tra “Lunch Menu” e “Dinner Menu“. Ma qui sto divagando come mio solito, ci sarebbe da scrivere un post dedicato all’argomento e quindi lo metto in cantiere per una prossima occasione.

Beh, io quel giorno sono andato a rispondere al portone con il coltello (e la forchetta) tra i denti. E mi sono trovato di fronte un tizio che sosteneva che la mia auto parcheggiata fuori nel front yard aveva bisogno di un parabrezza nuovo e che lui avrebbe potuto aiutarmi. Sulle prime, sono rimasto un po’ spiazzato per non essermi imbattuto nel solito Testimone di Geova, o in quello che ti vuole vendere infissi antiuragano. Ho risposto sforzandomi di non essere scortese, che grazie, ma non ero interessato a niente e che il parabrezza della mia auto era comunque in buone condizioni.
Lui ha iniziato a insistere e io a insospettirmi. Sosteneva che aveva ispezionato il vetro e aveva riscontrato diverse micro scheggiature, che alla lunga, se non prese sul serio, avrebbero potuto causare una rottura vera e propria. Mi ha convinto ad andare a controllare di persona, insieme a lui. Era un normalissimo parabrezza, con la sua età e quindi con alcune inevitabili, microscopiche, scalfiture qua e là, appena visibili a occhio nudo e riscontrabili in qualsiasi automobile abbia qualche anno di vita. Sempre più spazientito e col pensiero al mio pranzo fumante che stava andando in fumo, ho cercato di liquidarlo con la solita scusa che non avevo soldi da spendere. E’ stato a quel punto che lui mi ha spiegato candidamente che a me la sostituzione del parabrezza non sarebbe costata un cent e io allora ho cominciato a credere di essere su Candid Camera.
In questi frangenti, mi succede sempre che le mie già affatto granitiche certezze sulla comprensione dell’inglese crollino di botto, frantumandosi in mille incertezze, sicché comincio a farmi ripetere le frasi, due, tre volte:

“For free?”
“Yes sir.”
“You are not gonna charge me?”
“No sir.”
“Vivi, puoi venire un attimo qui?”

Poi chiedo l’aiuto da casa, ossia coinvolgo mia moglie Viviana, che a sua volta interviene a confondermi maggiormente le acque con le sue creative interpretazioni, fino a quando l’interlocutore rischia l’esaurimento.

“Ci aggiusteremo con l’assicurazione, non preoccupatevi!” Ci ha tranquillizzato lui.
“Non ci credo”, gli ho risposto io. “Non è che poi finisce che mi alzano la rata della polizza?” Allora, lui mi ha chiesto il nome della mia assicurazione, ha chiamato davanti a me il mio agente e si è fatto confermare in vivavoce che quanto andava dicendo era vero.
Siamo così passati a concordare una data per fissare un appuntamento, tanto, a quel punto ho capito che non me lo sarei mai più scollato di dosso. E che la mia Pasta Alla Carbonara Original Edition™® era ormai bella che andata. Mi ha proposto un giorno in cui io non potevo, perché mi serviva la macchina per andare a lavoro.
“Non importa”, ha ribattuto, “se mi dai l’indirizzo del tuo posto di lavoro, ti mando direttamente il tecnico al parcheggio dove lavori e ti faccio sostituire il vetro mentre sei lì”.
Sembrava quasi che la macchina che aveva bisogno di un parabrezza nuovo fosse la sua, davvero. Invece io sembravo sempre più sconcertato, assillato dalla classica domanda italica: “Dove sta la fregatura?”, seguita a ruota da un’altra domanda: “Ma tu lo sai cos’è la Pasta Alla Carbonara?”
Alla fine, abbiamo concordato un giorno a casa mia, con la promessa che il tecnico avrebbe lavorato sotto la mia stretta sorveglianza e ci avrebbe messo al massimo mezzora.

Quando il tecnico è arrivato, ha svolto il suo lavoro davanti a me in maniera del tutto professionale e impeccabile. Il nuovo parabrezza si presentava in confezione sigillata.
Alla fine, stavamo per salutarci, quando, per una pura e fortunata combinazione, l’ho fatto entrare in casa dal garage, dove ha scoperto l’altra macchina… Mi ha fissato in silenzio: i suoi occhi baluginavano. Ho capito al volo il suo desiderio, ma io dovevo andare via.

“Posso passare domani?”

“Domani passa pure quando vuoi! Anche a PRANZO!…”

Epilogo

Ancora oggi, ogni volta che entro nelle mie due macchine scassone, appena guardo attraverso quei parabrezza sfavillanti, non posso che riandare col pensiero a quel giorno, domandarmi inutilmente il significato di quanto successomi e infine abdicare, alla maniera del mio amico Nicola, con un: “That’s America, Piè!…”
Anzi: se c’è qualcuno tra di voi che ha una qualche spiegazione, è il benvenuto. Si accettano anche (in via del tutto eccezionale) teorie complottiste di quasiasi genere…

P.P.

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