Un pezzo di pizza pazza

Il mio caro amico piemontese Ale, detto il Flemmatico, salutandomi poco prima che partissi per sempre per gli Stati Uniti, si è limitato a farmi un’unica raccomandazione:

“Pit, fai solo attenzione al cibo, neh.”

Lì per lì, nell’udire questo avvertimento, ho immaginato un futuro me stesso, dopo qualche anno di vita americana, immerso in una vasca da bagno piena di Coca-Cola, con un hot-dog in una mano e un donut nell’altra, e sul bordo un dispenser di ketchup e senape. Un futuro me stesso in abbondante sovrappeso, ovviamente.

“Naaa. Lo sai che non vado matto per quelle cose.” Ho risposto. A lui, ma anche un po’ a me stesso.

In Italia, andavo a mangiare la pizza, to’, facciamo in media una volta al mese. A esagerare. Probabilmente, erano di meno. Ma succedeva sempre che, quando decidevo di andarci, era perché ne avevo proprio una gran voglia. Come se fossi in astinenza. Molti di voi staranno facendo sì con la testa, perché capiscono perfettamente cosa si prova in quei momenti, lo so. Chi non sta annuendo, mente, ma è ancora in tempo per confessarsi e redimersi. Oppure, non ama la pizza e dunque perirà fra le fiamme dell’inferno. Nessuna possibilità di redenzione, per costoro.

Per questo motivo, pensavo che, giunto negli USA, la pizza sarebbe stata uno dei cibi italiani di cui avrei sentito più la mancanza.

Invece, son finito a lavorare in un’azienda che tratta (o per lo meno ci prova, al netto dei compromessi con i gusti degli americani) esclusivamente cibo made in Italy, pizza compresa.
Così, succede che nella mia azienda esiste un rito consolidato da anni: quando i colleghi del Pizza Department che si trova nel Market sono in chiusura, se avanza della pizza invenduta a fine giornata, piuttosto che buttarla, preferiscono portarla da noi e offrirla a tutto lo staff del Restaurant Department.

EROI.

Succede quasi ogni sera: una variegata serie di teglie di pizza calda giunge dunque dalle retrovie del Market, per sfamare noi che, come i soldati di trincea al termine di una dura battaglia, finiamo per ritrovarci nel back delle cucine, per prenderci qualche minuto di break, alla fine di un turno di lavoro magari particolarmente estenuante.

Ma non sempre ne avanza la stessa quantità: per cui, bisogna affrettarsi per accaparrarsi la propria fetta di gloria, possibilmente del proprio gusto preferito, se si è fortunati.
Ci sono amici colleghi degli altri dipartimenti che mi fanno chiamare appositamente per avvisarmi, perché sanno che sono italiano e mi accostano dunque all’amore per la pizza. Quando si dice avere gli agganci giusti. E chi sono io, poi, per cercare di smentire certi triti luoghi comuni?

Così, ora, come per un assurdo paradosso spazio-temporale, mangio la pizza molto più spesso di quando vivevo in Italia.

E infatti adesso comincio ad essere sovrappeso! 😮

P.P.

P.S.: ma questo è ancora niente, rispetto a ciò che mi è successo nell’episodio intitolato “Due pezzi di pizza pazza“…

 

2 pensieri su “Un pezzo di pizza pazza

  1. Pingback: Due pezzi di pizza pazza | Provenzano's Blog

  2. Pingback: Pazzo per la pizza, ma vivo in USA – USA Coast to Coast

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