Una (video)telefonata accorcia la giornata

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La classe virtuale di mia figlia, a lezione da remoto. La sua maestra è quella nel frame più in alto a sinistra…

Da quando ho iniziato la quarantena, ormai diverse settimane, la mia vita sociale – paradossalmente – ha conosciuto un’impennata per me assolutamente inaspettata.

Ero convinto che avrei trovato tante occasioni per starmene in solitudine, rilassarmi un po’, sbrigare faccende personali che fino ad allora avevo sempre rimandato per via dei tanti impegni, lavorativi, famigliari e mondani. Per esempio, mi sarei voluto dedicare a scrivere il sequel del mio primo libro. Invece no. Mi sono accorto che, semmai, prima del lockdown, non avevo quasi una vita sociale.

Ora, appena mi alzo al mattino, la mia giornata è scandita da una serie improrogabile di videochiamate, che mai prima avrei potuto immaginare di dover eseguire.

Si comincia con la maestra di mia figlia e tutti i suoi compagni, per un bel bagno di folla urlante che dura circa un’ora e alla quale non posso assolutamente sottrarmi, pena la scomunica dal titolo di “Padre Responsabile”.

A seguire, neanche il tempo per una pausa caffè e vado in onda con la “Madre di tutte le Videochiamate”: i miei genitori. Ahimè, la loro età è quella che è, sento dire da ogni parte che sono la categoria più a rischio, sento perciò anche il bisogno di vederli più spesso possibile, per sincerarmi delle loro condizioni e cercare di capire come se la stanno cavando da soli. Ormai sono diventato più apprensivo io nei loro confronti che loro nei miei: infatti, non è che prima conducessero chissà quale vita sregolata; se potevano, se ne stavano a casa già per i fatti loro, senza aspettare che qualcuno dall’esterno glielo imponesse. Per cui loro sono già abituati e assuefatti da tempo a questo tipo di vita. Ora, mi sembra anzi che stiano quasi meglio, come se in qualche modo beneficiassero del fatto che possiamo vederci più spesso. Certo è che sono diventati degli smanettoni digitali da urlo, ormai sono dei veri e propri “Nonni 3.0”: pochi giorni fa, ho ricevuto un messaggio su WhatsApp da parte di mia madre che, con tono trionfante e orgoglioso, mi annunciava che potevamo finalmente riprendere le videochiamate perché, (testuali parole), “abbiamo trovato una nuova offerta x 1 mese e giga all’infinito!” Scritto proprio con la “x” al posto del “per”.  E con il termine “giga” usato con proprietà di linguaggio e nel giusto contesto. Perplesso, ho controllato più volte che il mittente fosse davvero lei.

Poi è il turno delle mie sorelle. In questo caso, cerchiamo di ottimizzare con una videochiamata collettiva, ci sinceriamo delle nostre rispettive condizioni psicofisiche e (non)lavorative, successivamente ci confrontiamo sulla situazione dei “Nonni 3.0”. Infine, una volta constatato che i suddetti nonni hanno già videochiamato tutta la figliolanza (cioè noi) e che stanno benone, magari meglio di noi, torniamo a consolarci a vicenda sulle nostre rispettive condizioni psicofisiche e (non)lavorative.

Tocca ancora agli amici, e qui purtroppo occorre fare delle scelte dolorose, eseguire un ferreo turn over, per decidere chi chiamare oggi, chi l’indomani, chi prima, chi dopo, perché purtroppo la giornata dura solo 24 ore, con in più il fuso orario da rispettare.

Sembrerebbe finita qui, ma così non è. Con cadenza quasi alterna (tipo giorni dispari e giorni pari), a chiudere le mie giornate, mi ritrovo spesso in videoconference call con i miei amici buddisti americani della Soka Gakkai, soprattutto da quando sono diventato Group Leader e gli impegni, per altro sempre stimolanti, sono inevitabilmente lievitati: non potendo incontrarci nei consueti meeting periodici, occorre rinserrare le fila, tastare il polso e il morale dei membri della comunità. Cercare di contattare i membri che vivono da soli, o in condizioni di stress e disagio, per incoraggiarli e sostenerli, vedere se hanno bisogno di aiuto e segnalare eventuali criticità agli altri.

Insomma, in confronto a ora, prima ero un eremita che viveva su un atollo sperduto nell’oceano.

E ho dimenticato di precisare che sono una persona riservata, schiva e introversa. Non oso pensare a coloro che di natura sono normalmente solari e ipersocievoli, come stanno scialacquando tutti i loro giga a disposizione.

Ora devo proprio andare. Ma non ancora a dormire. Prima devo andare a rendermi presentabile per le videochiamate di domani…

Buona notte a tutti e, come si dice da queste parti, stay safe, stay home!

P.P.

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