Jury Duty, oh Rudy (A whop bop-a-lu la whop bam boo!)

Jury DutyDa quando vivo qui, poco meno di quattro anni, sono stato convocato già ben due volte per il “Jury Duty”, cioè per comporre la giuria dei membri di corte ad un processo civile. La chiamata è random e conosco tanta gente anziana che in vita sua non è mai stata convocata, mentre io in tre anni già due volte! E non puoi mica rifiutarti di andare. Non è che puoi dire, per esempio, che per quel giorno hai un altro impegno più importante, tipo la comunione di tuo nipote. E’ come la chiamata alle armi: una volta ricevuta la lettera, devi recarti alla Corte e sperare che ti scartino per eccesso di personale disponibile. L’azienda dove lavori è obbligata a pagarti la giornata off. Poi arrivi lì, c’è un sacco di gente di ogni età e razza, che attende di sapere se sarà mandata a casa o dovrà restare (fanno diverse scremature gruaduali), come agli appelli  degli esami universitari, in base al numero di processi in programma quel giorno. Nell’attesa, ti mostrano diversi video tutorial su quello che ti aspetta nel caso in cui verrai scelto, sull’importanza del tuo ruolo e sulla gratitudine che lo Stato nutre e nutrirà per te per sempre, nel caso in cui dovessi diventare giurato.

Io, il primo anno, sono riuscito a sfangarla per una pura coincidenza, perché risultavo domiciliato ancora a casa di mia zia, mentre ormai in realtà mi ero da poco trasferito in un’altra contea. Comunque, al momento della convocazione, stavo effettuando il passaggio di residenza, dunque mi sono recato a chiedere l’esenzione e infatti hanno annullato tutto.
Ma l’anno successivo sono stato convocato di nuovo! Questa volta dalla contea giusta! Così sono dovuto andare, anche se ero convinto che prima o poi mi avrebbero mandato a casa: eravamo centinaia. Mi sono subito presentato allo sportello, a dichiararmi totalmente ignorante in materia di giurisprudenza anglosassone e poco confidente con la lingua inglese, per cui avrei rischiato di mandare in carcere un innocente con il mio voto sconsiderato, per aver capito poco o nulla di quanto discusso in sede di processo.

La risposta sorridente dell’impiegata?

Non si preoccupi, Mr. Provenzano: lei è qui anche per imparare come funziona la Legge nel suo nuovo Paese. La prenda come un’occasione per apprendere qualcosa di utile e importante per lei. Se poi, durante gli interrogatori degli avvocati, dovesse sentirsi proprio a disagio, si può sempre alzare in piedi e chiedere al giudice di andare a casa.

Della serie: “Scusi Sua Vertiginosità Signor Giudice, ma brancolo nel buio. Posso chiedere l’aiuto da casa?”

Ma tanto mi scarteranno di sicuro, ho continuato a pensare durante l’attesa.

E invece mi è toccata anche questa. Perché, ovviamente, a furia di scremare per un’intera mattinata, da centinaia che eravamo, indovinate un po’ se non sono rimasto io con altri 11 giurati, con l’espressione incredula stile Urlo di Munch? Risultato immagini per emoticon urlo di munchNeanche quando la prof. interrogava a sorpresa e tu eri tranquillo, perché tanto eri stato uno degli ultimi a passare, invece finiva per richiamare proprio te.

Sembravo piuttosto un condannato a morte, invece che un membro di corte.

Durante l’intero processo, sono stato chiamato in causa più volte direttamente dai due avvocati, proprio perché la mia presenza lì dentro, a loro dire, pare costituisse qualcosa di molto particolare: per l’accusa, ero garanzia preziosa di neutralità assoluta nel giudizio, in quanto appartenente ad una cultura giuridica e legale totalmente differente da quella americana, mentre per la difesa, per gli stessi motivi, il mio giudizio sarebbe stato inevitabilmente viziato dal mio ignorare molteplici aspetti, e per cui inutile o addirittura deleterio per l’imputato. Osservazioni, queste, fatte entrambe notare dagli avvocati alla Giudice, durante tutto il processo.
Sinceramente, ci sono stati momenti in cui avrei voluto essere altrove, anche perché, soprattutto l’avvocato difensore mi ha tartassato di domande personali davanti a tutti sulla mia nazionalità, cultura e famiglia e lavoro ecc. per dimostrare al Giudice e al resto della giuria che il mio voto avrebbe potuto avere un peso distorto ai fini del giudizio finale.

Siamo andati avanti tutta la giornata tra i vari “Obiezione vostro onore!” degli avvocati e i corrispondenti “Respinta!”, o “Accettata!” della Giudice.

Non posso scendere nei dettagli della vicenda perché… prima di cominciare il processo, ci hanno fatto giurare solennemente ad uno ad uno, con la mano alzata, di non rivelare i contenuti del processo a nessuno, nemmeno a famigliari e amici, proprio come nei telefilm di Perry Mason!
In realtà, si trattava di una banale e noiosa causa civile di un tizio trovato a guidare in stato di presunta ubriachezza. La situazione sarebbe degenerata al momento del fermo da parte della poliziotta,  perché l’imputato si sarebbe rifiutato di eseguire l’alcol test.
Però il giuramento lo abbiamo dovuto fare davvero eh!
Ora devo considerarmi uno spergiuro???

Sono innocente, Vostro Onore!…

Quando ci siamo riuniti nello stanzino per decretare la colpevolezza/innocenza dell’imputato siamo stati tutti d’accordo nel giudizio: COLPEVOLE!

Alla fine, ho poi scoperto che la Giudice era di origini italiane, come si evinceva chiaramente dal cognome che portava. Infatti, prima di congedarci tutti, ha anche voluto sfoggiare col suo accento americano un “arrivederci e grazie, Mr. Provenzano!”, che ha sciolto la tensione accumulata durante tutto il processo e fatto ridere l’aula intera.
Tranne il condannato, e il suo avvocato…

Tutto sommato, alla fine, come aveva detto all’inizio la funzionaria, è stata un’esperienza interessante.

A proposito, alla fine del processo, sono voluto tornare da lei, per chiederle se ora che avevo finalmente assolto al mio dovere civico, esistevano altre possibilità che fossi richiamato un giorno per un altro Jury Duty.

La risposta sorridente dell’impiegata?

“Non si preoccupi, Mr. Provenzano! Prima che possa venire riconvocato, dovrà trascorrere almeno un altro anno!”

Ah, ecco.

Bene.

See you soon, Madam.

P.P.

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