La mia vita a stelle e strisce tra galloni, miglia e gradi Fahrenheit

Non dico che qui sia tutto rose e fiori. Questo non lo dico mai. Mentirei. Perché, quando decidi di andare a vivere in un altro Paese, con lingua e cultura diversa dalla tua, tutti i sistemi di misurazione differenti, nonché due bimbe ancora piccole da crescere e le idee per nulla chiare su quale tipo di nuovo lavoro andrai a svolgere, niente può essere facile.

Ma, da quando vivo qui, tutto è diventato molto più stimolante e intrigante. Al punto che, per esempio, alla mancanza degli affetti famigliari, sopperiamo con infinite gratificazioni lavorative e scolastiche, o alla scarsezza e nostalgia del cibo italiano troviamo conforto con un clima che è praticamente estivo tutto l’anno. E il dover imparare quotidianamente nuove cose, ci tiene impegnati mentalmente, al punto che il tempo qui sembra volare: ogni giorno, ti volti indietro e ti rendi conto che sei salito di colpo in verticale di cento metri, senza essertene quasi accorto.

Una bella sensazione, salutare, per lo spirito e per il corpo.

Sembra ieri che, arrivati da poche settimane in Florida, cercavamo di capire le stranezze, le regole e le bizzarre abitudini (alcune solo in apparenza) di un popolo che, avrà anche molti difetti, ma è tendenzialmente tanto positivo, fiducioso nel prossimo e gentile.

A proposito dei sistemi di misurazione diversi dai nostri, posso serenamente affermare che, a tuttoggi, dopo quasi quattro anni di permanenza in USA, non ne sono ancora venuto a capo e mi sono rassegnato a non venirne a capo mai…
Mi va ancora bene che il latte viene venduto in grosse bottiglie da 1 gallone, che, per una famiglia di quattro persone come la nostra, è perfetto. Ma per il resto, è meglio, per esempio, che non mi avvicino al banco gastronomia per comprare degli affettati, perché ogni volta riesco a combinare qualche pasticcio, tipo che, memore della volta precedente in cui mi ero ritrovato quasi un maiale intero di prosciutto a casa, per non rischiare, la volta successiva sono riuscito a comprarne la quantità giusta per un toast. Maledette ONCE!
E comunque, ancora oggi, rischio l’infarto, quando ricevo la telefonata dall’asilo delle bimbe, con la maestra che mi invita a venirmi a prendere la figlia, perché ha… 101° di febbre…
Insomma, su questo punto, proprio, non ce la posso fare.
Sulle distanze stradali, ancora ancora: tra chilometri e miglia, ormai la conversione mi viene abbastanza naturale. Ma per il resto, brancolo ancora nel buio. Sono distante anni luce dal padroneggiare questo linguaggio. E non chiedetemi qual è il corrispettivo americano dell’anno luce!

P.P.

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